Poesia/poeti a confronto


1)Poesia=arte marziale? C’è una disciplina di fondo di cui necessita la poesia? 

 

Certamente. Una disciplina in sé ferrea, che contempla il massimo della professionalità, vale a dire il non plus ultra del mestiere. Tuttavia, sapendo che il mestiere non basta. Perché poi c’è il talento. La poesia è una paradossale miscela di supermestiere e di supertalento. Il poeta è ipercolto, eppure ha una spinta interiore capace di mettere a tacere tutta la sua cultura.

2)Verso libero, nel tuo percorso/processo poetico quale è la sua valenza? rispetto anche a metriche più regolari

Sono, per così dire, darwiniano. Solo ciò che si trasforma è destinato a durare. Così anche nella creatività, anzi soprattutto nella creatività. Perciò il passato conta solo come alimento ed esca per ciò che accade. E ciò che accade nel grande movimento metamorfico della realtà è sempre nuovo, anche se è fatto di ciò che c’era prima. Anche in poesia. Così tutto evolve: non solo il verso libero dalle forme chiuse, ma anche il nuovo verso balbettante dal verso libero. Perché, alla fine, ogni epoca ha la sua musica (in poesia, la musica è tutto). E la nostra non ha più niente a che fare con quella di fine Ottocento, figuriamoci con quella di prima. La nostra musica è sincopata e il suo ritmo è franto, rotto, frantumato, balbettante. Proprio come la nostra voce, di gente con la coscienza a pezzi.

3)Raccolta di poesia del 2007 che ti ha lasciato l’amaro in bocca?

L’amaro? Direi nessuna. Sono un lettore onnivoro di poesia. Bella o brutta, più o meno interessante. Pronto a capire, ma distinguendo. Non dietro al mio gusto. Per curiosità.

Paolo Ruffilli

micro-interviste di Stefano Lorefice

1)Poesia=arte marziale? C’è una disciplina di fondo di cui necessita la poesia? 

La disciplina dell’imparare a vivere, cercando di non farsi troppo male. Mai dimenticando che le parole sono specchi della vita, non entità astratte. Ma, come lo specchio, sono dotate di un’aurea, di un essere altro, comunque, che ha bisogno di una sua magnifica veste. Più che di arte marziale, restando alla tua metafora,  io farei riferimento alla veste che si indossa quando si fa karate.

2)Verso libero, nel tuo percorso/processo poetico quale è la sua valenza? rispetto anche a metriche più regolari

Nessuna metrica, nessuna scelta precostituita; ma dopo aver letto molto, dopo aver ascoltato molto.  Non parlo solo di libri. Piuttosto mi regolo sull’ascolto del respiro, che non è sempre uguale nei diversi momenti della giornata e dell’anno. E cerco di capire, come mi ha insegnato un mio amico, con quale parte del corpo io scrivo. Credo di scrivere col diaframma.

3)Raccolta di poesia del 2007 che ti ha lasciato l’amaro in bocca?

Più di una, come sempre. Ma  potrei fare il nome di poeti affermati che, mi sembra, siano ormai in crisi creativa. Per esempio L’ultimo libro di Mussapi. Ma la questione riguarda molti della sua generazione. 

Sebastiano Aglieco  

micro-intervista di Stefano Lorefice

1) Poesia=arte marziale? C’è una disciplina di fondo di cui necessita la poesia? 

Detta cosi vengono alla mente monaci in contemplazione, asceti o Bu (guerrieri, secondo la terminologia giapponese).  Ma l’arte marziale ricordo che nasce come arte dell’autodifesa e dell’autocontrollo e su quest’ultimo punto mi soffermerei: ci vuole senz’altro un controllo che chi opera in poesia deve porre verso se stesso, per una serie di ragioni. La prima è l’attenzione al significato che si persegue nella propria poesia, con tutte le accezióni che vi convogliano. La seconda è comprendere quanto un proprio scritto sia valido o quanto vi si debba ancora lavorare ed è la parte più difficile: riconoscere gli sbagli ma senza camuffarli, correggerli infine. La poesia non è partenogenesi, non nasce senza che un qualcosa abbia fecondato l’ovulo dell’idea. Rinunciare al blabla per trovare invece il punto di contatto tra la membrana esterna attraverso la quale avvengono gli scambi (e quindi il sapere farsi permeare dalla realtà – a mio avviso – )  e quell’infinitesimale nucleo col protoplasma che è il cuore che governa la crescita. Solo cosi la poesia sviluppa, cresce appunto, diventa…


 
2) Verso libero, nel tuo percorso/processo poetico quale è la sua valenza? rispetto anche a metriche più regolari…

La poesia diciamo che è un grande DNA, un acido nucleico che contiene le informazioni genetiche necessarie alla biosintesi (ovvero costituire molecole complesse partendo da composti più semplici). In questo caso, per semplici io leggo già scritte, mentre la molecola complessa è quella che verrà sintetizzata secondo il proprio percorso e che diverrà la propria lingua..Per quanto riguarda me: dopo aver appreso altri stili, dopo essermi nutrito di metriche regolari, ho cercato qualcosa che fosse più in sintonia con la mia lingua. Ora scrivo poesie composte da una serie di terzine a verso libero ed un verso staccato – in chiusura – epigrammatico. Vedi? anche nel verso libero ricerco comunque una sorta di gabbia. Eppure è una gabbia solo apparente, in realtà è – per il mio sviluppo “cellulare” – una libertà inaudita. Proprio come per quelle creature che si sono sviluppate – mutando il DNA – per abitare ambienti ostili. Ma quella concezione di ostilità non è avvertita dalla creatura, bensì da altre, quelle esterne, che abitano altri ambienti…


 
3) Raccolta di poesia del 2007 che ti ha lasciato l’amaro in bocca?

Diverse e per ragioni diverse. Citerò le due più importanti: 

L’almanacco dello specchio edito per Mondadori. Ancora una volta à più un gioco di cappella che non onestà nelle proposte (alcune per altro validissime, senza remore in merito). Ma c’è troppo gioco di squadra con giocatori “solo di casa nostra”. Le modalità di comportamento e scelta sono l’amaro in bocca, e questo manda in malora la presenza di una pubblicazione che potrebbe davvero fare il punto. 

Musc.io e roe di Fabio Franzin: è una raccolta straordinaria, come verrà poi attestato dai premi (importanti) vinti. E’ un peccato che non sia in mano ad un grande editore. D’altro canto, è una fortuna che sia finita tra le mani di Fabrizio Bianchi che è la testa de Le Voci Della Luna editore: la purezza della poesia trova l’onestà di chi la promuove. Nell’amaro in bocca, ecco una nota dolcissima che ripaga.     

Fabiano Alborghetti nasce a Milano nel 1970, vive a Paradiso (Lugano). Ha pubblicato Verso Buda (LietoColle, 2004) e L’opposta riva (ibid, 2006). Nel 2008 uscirà la plaquette d’arte Ruota degli esposti (edizioni fuoridalcoro, Mendrisio). Ha inoltre curato i volumi Corale (Le Voci Della Luna Editore, 2007) e con Giampiero Neri Il Segreto delle fragole 2008 (LietoColle). Oltre ad essere stato tradotto in Spagnolo, Francese, Tedesco ed Arabo, suoi testi sono inoltre inseriti in una moltitudine di antologie e nel cdlibro ATTENZIONE! USCITA OPERAI (No Reply, 2007). Collabora con diverse riviste, è drammaturgo teatrale e opera come consulente per diverse case editrici.

micro-intervista di Stefano Lorefice

1) Poesia = arte marziale? C’è una disciplina di fondo di cui necessita la poesia?  

La poesia necessita da parte di chi la scrive una continua attenzione nei confronti del proprio sé, del sé altrui e nei confronti dell’assoluto che tramite essa si vuole raggiungere (almeno per me che teorizzo l’arte come una tensione verso un assoluto dell’essere). La continua attenzione è disciplina, è metodo, è lucida capacità di dominare l’opera senza offenderla, ma solo parandosi da essa. 

2) Verso libero, nel tuo percorso/processo poetico qual è la sua valenza rispetto anche a metriche più regolari? 

Il verso libero mi dà la possibilità di poter narrare in poesia. Conosco la metrica, mi stupisce positivamente chi scrivi in metrica (vedi ad esempio D’Elia o la Valduga in “Requiem”), ma frequentando, io, maggiormente la prosa poetica più del verso spezzato, preferisco una maggiore libertà di/nel linguaggio, quindi tendo ad evadere da ogni possibile gabbia formale. 

3) Raccolta di poesia del 2007 che ti ha lasciato l’amaro in bocca? 

“Nel bosco” di Elisa Biagini, Ed. Einaudi 2007. Ma anche le precedenti raccolte, della suddetta, mi hanno deluso, reputando, la sua poesia, ‘finta’ (cioè costruita, artificiale, ‘furba’) e lei un’autrice sopravvalutata, come poi sono sopravvalutati l’ 80% dei poeti italiani considerati interessanti o importanti dalla critica (… critica di solito e del resto formata da altri poeti sopravvalutati). Il tempo dirà, io ho detto adesso.

 Gian Ruggero Manzoni

micro-intervista di Stefano Lorefice

1)Poesia=arte marziale? C’è una disciplina di fondo di cui necessita la poesia?  

“Marziale” sembra riferirsi perfettamente al mio modo di intendere la poesia, visto che la mia raccolta si intitola “Il cielo di Marte”… Ogni cosa, comunque, ha una propria disciplina. Anche la spontaneità. Anche il respiro. Chi ha bambini per casa sa che tutto va trasmesso, anche la tecnica per soffiarsi il naso. Anche la tecnica di guardare le cose. Mi viene poi in mente (seppure sia juventino) un ormai vecchio spot di Ronaldo (è tornato di moda, adesso, no?): “la potenza è nulla senza controllo”… 

2)Verso libero, nel tuo percorso/processo poetico quale è la sua valenza? rispetto anche a metriche più regolari 

Considerando quanto detto sopra, sono d’accordo con Eliot: “il verso libero non esiste”. Ciò che apparentemente non ha regole, segue regole nascoste. Ciò che è scritto con la presunzione di non seguire regole, è vittima di regole che nemmeno conosce, vale a dire abitudini, limiti non percepiti, spontaneismo ingenuo… Tutto questo, attenzione, non per puntare a una poesia eccessivamente intellettualistica e “troppo consapevole”, ma perché bisogna apprendere anche il ritmo giusto dell’abbandono, la strategia per assecondare le ombre… 

3)Raccolta di poesia del 2007 che ti ha lasciato l’amaro in bocca? 

Dovrei dire tutte, ma rischierei di essere frainteso e passare per superbo. Che importa? dico effettivamente tutte. Sopra tutte, se proprio serve un titolo, dico quella di Bonnefoy, che è pur valida, ma dai grandi si pretende sempre qualcosa di più. 

Andrea Temporelli è un poeta extraterrestre che si è impossessato del corpo di un critico, di cui è bello tacere il nome. Ha pubblicato Il cielo di Marte (Einaudi 2005), di cui ha svelato qualche retroscena sul blog www.ilcielodimarte.splinder.com

 

micro-intervista di Stefano Lorefice