1) Poesia=arte marziale? C’è una disciplina di fondo di cui necessita la poesia?
Detta cosi vengono alla mente monaci in contemplazione, asceti o Bu (guerrieri, secondo la terminologia giapponese). Ma l’arte marziale ricordo che nasce come arte dell’autodifesa e dell’autocontrollo e su quest’ultimo punto mi soffermerei: ci vuole senz’altro un controllo che chi opera in poesia deve porre verso se stesso, per una serie di ragioni. La prima è l’attenzione al significato che si persegue nella propria poesia, con tutte le accezióni che vi convogliano. La seconda è comprendere quanto un proprio scritto sia valido o quanto vi si debba ancora lavorare ed è la parte più difficile: riconoscere gli sbagli ma senza camuffarli, correggerli infine. La poesia non è partenogenesi, non nasce senza che un qualcosa abbia fecondato l’ovulo dell’idea. Rinunciare al blabla per trovare invece il punto di contatto tra la membrana esterna attraverso la quale avvengono gli scambi (e quindi il sapere farsi permeare dalla realtà – a mio avviso – ) e quell’infinitesimale nucleo col protoplasma che è il cuore che governa la crescita. Solo cosi la poesia sviluppa, cresce appunto, diventa…
2) Verso libero, nel tuo percorso/processo poetico quale è la sua valenza? rispetto anche a metriche più regolari…
La poesia diciamo che è un grande DNA, un acido nucleico che contiene le informazioni genetiche necessarie alla biosintesi (ovvero costituire molecole complesse partendo da composti più semplici). In questo caso, per semplici io leggo già scritte, mentre la molecola complessa è quella che verrà sintetizzata secondo il proprio percorso e che diverrà la propria lingua..Per quanto riguarda me: dopo aver appreso altri stili, dopo essermi nutrito di metriche regolari, ho cercato qualcosa che fosse più in sintonia con la mia lingua. Ora scrivo poesie composte da una serie di terzine a verso libero ed un verso staccato – in chiusura – epigrammatico. Vedi? anche nel verso libero ricerco comunque una sorta di gabbia. Eppure è una gabbia solo apparente, in realtà è – per il mio sviluppo “cellulare” – una libertà inaudita. Proprio come per quelle creature che si sono sviluppate – mutando il DNA – per abitare ambienti ostili. Ma quella concezione di ostilità non è avvertita dalla creatura, bensì da altre, quelle esterne, che abitano altri ambienti…
3) Raccolta di poesia del 2007 che ti ha lasciato l’amaro in bocca?
Diverse e per ragioni diverse. Citerò le due più importanti:
L’almanacco dello specchio edito per Mondadori. Ancora una volta à più un gioco di cappella che non onestà nelle proposte (alcune per altro validissime, senza remore in merito). Ma c’è troppo gioco di squadra con giocatori “solo di casa nostra”. Le modalità di comportamento e scelta sono l’amaro in bocca, e questo manda in malora la presenza di una pubblicazione che potrebbe davvero fare il punto.
Musc.io e roe di Fabio Franzin: è una raccolta straordinaria, come verrà poi attestato dai premi (importanti) vinti. E’ un peccato che non sia in mano ad un grande editore. D’altro canto, è una fortuna che sia finita tra le mani di Fabrizio Bianchi che è la testa de Le Voci Della Luna editore: la purezza della poesia trova l’onestà di chi la promuove. Nell’amaro in bocca, ecco una nota dolcissima che ripaga.
Fabiano Alborghetti nasce a Milano nel 1970, vive a Paradiso (Lugano). Ha pubblicato Verso Buda (LietoColle, 2004) e L’opposta riva (ibid, 2006). Nel 2008 uscirà la plaquette d’arte Ruota degli esposti (edizioni fuoridalcoro, Mendrisio). Ha inoltre curato i volumi Corale (Le Voci Della Luna Editore, 2007) e con Giampiero Neri Il Segreto delle fragole 2008 (LietoColle). Oltre ad essere stato tradotto in Spagnolo, Francese, Tedesco ed Arabo, suoi testi sono inoltre inseriti in una moltitudine di antologie e nel cdlibro ATTENZIONE! USCITA OPERAI (No Reply, 2007). Collabora con diverse riviste, è drammaturgo teatrale e opera come consulente per diverse case editrici.
micro-intervista di Stefano Lorefice